AISTOM - Pubblicazioni

 

Maria De Pasquale
AFD Dipartimento di CH e ORT S.Rita /CBH- Bari
ET APS- Bari
 
Sotto il profilo professionale l’infermiere si è finalmente visto riconoscere una propria sfera di autonomia, complementare ma ben distinta dall’attività di diagnosi e cura attribuita al medico.
Dal punto di vista funzionale, l’infermiere entra di diritto nell’equipe multidisciplinare in quanto portatore di uno specifico sapere e in quanto detentore di specifiche competenze riferite alla risoluzione dei bisogni di assistenza infermieristica.
Dall’integrazione che l’assistenza infermieristica offre all’assistenza medica, deriva un completo intervento sanitario diretto alla persona.
Due aspetti finiscono per essere decisivi per una più efficace comprensione del significato dell’assistenza al malato:
         La motivazione etica personale degli operatori sanitari per la quale il ricorso ad una matura ed adeguata criteriologia di riferimento valoriale giustifica la pur sempre necessaria autorità del medico;
         Il lavoro in équipe, che dovrebbe aiutare i singoli operatori a relazionarsi reciprocamente, nel rispetto delle specifiche competenze, ma in modo “integrato”
Ma cosa si intende per “equipe” e quindi “lavoro di equipe”.
Equipe = gruppo di persone organizzate per un’attività in comune.
Secondo la Psicologia “un gruppo può essere composto da un insieme di membri che si percepiscono reciprocamente come interdipendenti in modo cooperativo e stimolante…..” (M. Deutsch, R. M. Krauss 1972), oppure più in particolare: “Un gruppo è una formazione sociale estremamente organizzata, per lo più composta da un piccolo numero di persone aventi tra loro una reciprocità di rapporti. Il gruppo è formato da componenti legati sul piano intellettivo ed affettivo: dal principio “l’uno per l’altro”, ed ognuno dei componenti svolge nel gruppo una funzione specifica” (R. Battegay, 1967)
Questo insieme di persone dà luogo ad “una unità che esprime qualcosa di più della somma della qualità dei suoi membri”. (Lewin, 1936)
Il gruppo in quanto unità non va comunque considerata come una realtà a se stante, indipendentemente dagli individui, dai loro bisogni ed interessi; ma come insieme di persone che , interagendo e confrontandosi, determinano particolari fenomeni che vanno integrati e ricondotti alla realtà di ciascun membro e dal gruppo nel suo insieme.
Secondo Anzieu (1976) il piccolo gruppo è composto in media da 8-10 persone ma si può estendere sino a 20 individui. Infatti sino a 20 persone è possibile che ciascun membro possa arrivare rapidamente a riconoscere ciascuno degli altri, e farsene una rappresentazione chiara e stabilire relazioni.
Secondo Bion, nel momento in cui al gruppo viene assegnato un compito/obiettivo o che il gruppo stesso si da, la riuscita di questo compito dipende innanzi tutto dalla capacità che il gruppo ha di svolgere un’analisi corretta, dalla distribuzione e dal coordinamento dei diversi ruoli al suo interno, dalla sua capacità di individuare i motivi di eventuali insuccessi, dall’uso che fa dei mezzi e delle risorse di cui dispone per il perseguimento degli obiettivi.
Tutti questi elementi sono stati descritti da Freud (1932) come “processi psichici secondari” e cioè: percezione, memoria, giudizio, ragionamento.  
Ma sempre Bion rileva che anche persone razionali all’interno di un gruppo potrebbero diventare irrazionali.
Questo perché la cooperazione razionale dei membri dl gruppo, necessaria per il raggiungimento dell’obiettivo, viene influenzata da quelli che Freud definisce i “processi psichici primari” e cioè: vissuti, fantasie, fantasmi, ecc.
In questo contesto fondamentale è la figura del leader, dal quale ogni singolo membro non deve dipendere, e che deve rappresentare quindi non il capo buono, forte ed intelligente ( sogno dei gruppi) che si assume ogni responsabilità al loro posto, mantenendoli così in un perenne stadio infantile.
Ma compito del leader sarà quello di: comunicare, motivare, delegare, coordinare, favorire i cambiamenti e stimolare creatività.
Quindi il gruppo per raggiungere i propri obiettivi deve essere coeso e cioè i membri:
  • devono avere obiettivi comuni
  • sono legati da vincoli affettivi
  • usano il noi
  • si suddividono i compiti
  • collaborano tra loro
  • si influenzano reciprocamente
  • instaurano norme comuni
  • elaborano una cultura di gruppo
E quali motivazioni migliori di queste per un lavoro di gruppo?
Oggi la parola “ collaborazione” viene utilizzata troppo facilmente, ma ci soffermiamo mai ad analizzare questa parola ed ad inserirla nel giusto contesto?
Utilizziamo anche il termine “equipe infermieristica” o “equipe multidisciplinare”. Ora sappiamo su cosa si basano questi concetti, che lavoro va fatto a monte per considerarne l’attuazione.
Dai concetti che abbiamo elaborato possiamo capire come ognuno di noi, come singolo membro inserito in un gruppo, può lavorare meglio in un reparto con l’obiettivo finale preposto: la salute del paziente.
 
Chi è consapevole del proprio obiettivo, si sente forte.
Questa forza lo rende sereno.
Questa serenità assicura la pace interiore.
Solo la pace interiore consente la riflessione profonda.
La riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.
(Lao Tse)
 
Gli obiettivi sono fondamentali, sono desideri, aspirazioni, situazioni collocati nell’avvenire che inconsciamente stimolano costantemente le nostre attività. Diciamo inconsciamente, perché sono pochi coloro che li definiscono in modo così chiaro e preciso da averli costantemente come guida e traguardo delle loro azioni. Avere una visione conscia, chiara e precisa dei propri obiettivi è indispensabile per: concentrarsi sulle cose importanti; evitare sprechi di energie; vivere con entusiasmo.
Il ruolo dell’equipe in un reparto è lavorare insieme per il paziente,porre al centro la persona malata e i suoi bisogni, agire sugli aspetti dell’agire della sofferenza totale.
Il lavoro dell’equipe è il passaggio di informazioni (consegne ad ogni inizio e fine servizio), riunioni periodiche (ascoltare ed analizzare il lavoro fatto anche dai colleghi, discutere sul perché – come – quando anche su eventuali errori ), riconoscimento e rispetto delle competenze di ogni singolo operatore, comunicare con il collega, collaborare, organizzare e pianificare l’assistenza stabilendo le norme comuni , suddividendosi i compiti e ottimizzando l’utilizzo delle risorse a disposizione.
Questo snellirà anche il lavoro del singolo individuo: si ridurranno ripetitività inutili di prestazioni, a volte anche dannose, che avvengono spesso per mancata comunicazione e suddivisione dei compiti.

 

 





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